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Sei in: Home Page >> Storia della fotografia >> LA 'CAMERA OSCURA' NEL SETTECENTO

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Storia dela fotografia
Il desiderio di registrare le immagini senza necessariamente possedere abilità particolari risale addirittura alla preistoria, quando l'uomo primitivo imprimeva il segno della mano sporca di fango su di una roccia liscia.
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La soluzione del problema ha richiesto l'applicazione congiunta di due distinte invenzioni: la proiezione di un'immagine su una superficie e l'impressione stabile ed evidente della figura su un supporto sensibile alla luce.
Diverse scoperte nei campi dell'ottica e della chimica hanno perciò portato al risultato finale della fotografia.

Nel corso della storia sono state applicate soluzioni tecnologiche progressivamente complesse per affrontare gli aspetti ottici delle tecniche di rappresentazione.

Fin dal medioevo, addirittura dal nono secolo, era nota e applicata da studiosi arabi, la possibilità di proiettare immagini luminose attraverso un piccolo foro, in modo che si proiettassero su uno schermo.
Le applicazioni del principio della "camera obscura" vengono più frequentemente descritte a partire dal 15OO e il primo disegno dell'invenzione è su un libro del 1544. Naturalmente anche il nostro Leonardo se ne occupa... Il semplice buco (foro stenopeico), durante il '6OO viene rimpiazzato da una lente a menisco e la camera obscura si trasforma lentamente in una scatola con uno specchio che rinvia l'immagine su un vetro, dove con un foglio è possibile ricalcarla.
La figura è piuttosto imprecisa a causa della cattiva qualità degli obiettivi e richiede una discreta abilità per essere riprodotta da un disegnatore. Alcuni pittori se ne servono per studiare la prospettiva dei panorami (Canaletto).

Una stupenda ed accurata rappresentazione della "chambre obscure" appare in una delle tavole dell'Enciclopedia di Diderot, Montesquieu e d'Alambert.
L'opera nasce negli anni della metà del Settecento e la fotografia è ancora un'aspirazione indefinita dell'ingegno umano.
ll problema della proiezione è tuttavia ormai risolto in modo evoluto ed applicato con successo allo studio della prospettiva.
Per questo, la tavola appartiene alla sezione "Dessin".

L'incisione mostra due diverse tipologie di camera oscura per il disegno di panorami.
Il primo tipo è una struttura in legno destinata ad essere portata in posizione come una portantina. L'obiettivo periscopico proietta su un tavolino all'interno l'immagine da "ricalcare". Il sistema di aerazione dell'abitacolo colpisce per la somiglianza che presenta con soluzioni di carattere strettamente fotografico, adottate più di un secolo dopo. Si trattava infatti di garantire un efficace ricircolo d'aria, senza permettere alla luce di penetrare. La chiusura della porta di accesso, in corrispondenza del sedile, costituisce un espediente di impressionante modernità.

Più tradizionale è la camera oscura a periscopio e tenda. Si tratta di uno strumento di studio della prospettiva più pratico e maneggevole. Il panno per schermare l'operatore dalla luce non può che suggerire il telo nero che i fotografi utilizzeranno per decenni insieme alla fotocamera a banco ottico… ma dovrà passare ancora quasi un secolo!

Note
© 2002 by Gabriele Chiesa
testo raccolto su: www.gri.it
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